Arco compound: Cosa è, come funziona e perchè in tanti lo preferiscono

Quanti tipi di archi esistono?

Esistono tre grandi categorie oggi in cui si possono catalogare gli archi in commercio: arco olimpico o ricurvo, arco compound e arco tradizionale.

Quando e perchè è nato l’arco compound

Holles Wilbur Hallen, cacciatore americano, nel 1965, mise a punto un particolare tipo di arco, con quell’arco era riuscito ad aumentare la precisione di tiro e a diminuire la forza necessaria all’arciere per scoccare la freccia: aveva applicato all’arco ricurvo niente meno che delle ruote.
Grazie a Hallen, oltre mezzo secolo fa, nacque un nuovo oggetto da utilizzare per la caccia al cinghiale e al cervo: era l’arco compound

Diverse le differenze dagli archi precedenti, la prima cosa, visibile a occhio nudo, è la grandezza dell’arco, molto inferiore rispetto ai suoi antenati. Altro elemento che si notò subito è la presenza di due carrucole alle estremità attraverso le quali passa la corda. Le carrucole fanno si che quando la corda è nella posizione di massima tensione, l’arciere non senta quasi la forza che si accumula nella struttura dell’arco stesso.

Altra differente caratteristica sono i flettenti che risultano essere più piccoli rispetto a un arco tradizionale e quindi più rigidi. Lo sgancio della freccia è di tipo meccanico: basta una leggera pressione sul grilletto per spostare un dentino, che a sua volta sgancia un cordino e libera la corda tesa dell’arco; la freccia viene così scoccata.

Ulteriori esperimenti

Hallen studiò diversi sistemi di pulegge e sviluppò vari prototipi che utilizzavano camme e pulegge appunto opportunamente sagomate. Ottenne buoni risultati e soprattutto arrivò al suo scopo: un arco molto forte e uno sforzo fisico dell’arciere minore rispetto agli anni precedenti. Provando i vari archi scoprì che la traiettoria della freccia era molto più tesa rispetto a un arco ricurvo.

L’arco di Hallen fu brevettato il 23 giugno del 1966. Riuscire a far produrre il nuovo arco non fu affanto facile poichè sia le associazioni di tiro con l’arco che le leggi americane proibivano l’uso di un arco con parti meccaniche. Hallen non si arrese e iniziò a costruire diverse tipologie di arco e frecce, non poche furono le problematiche che dovette affrontare, finchè nel 1967 modificò notevolmente il progetto originale spostando le ruote, aumentando i pesi e la lunghezza dei cavi.
L’energia immagazzinata era veramente molta e gli archi garantivano alle frecce traiettorie pulite, tese e che raggiungevano velocità notevoli.

Il momento della svolta

Nel maggio del 1967, Hallen spedì un esemplare del suo arco a Jennings, un costruttore d’archi che era anche redattore tecnico di un periodico che trattava di tiro con l’arco. Jennings studiò il nuovo arco e pubblicò un articolo dal titolo Compound Bow.

Inizio di un successo

L’articolo di Jennings creò un grande interesse per questo nuovo arco Compound così che Jennings stesso ne portò uno a un raduno arcieristico e lo fece provare ai presenti: l’entusiasmo e la curiosità dimostrati dagli arcieri erano state più delle aspettative. Jennings decise dopo quell’evento di iniziare la produzione dei compound.

Hallen e Jennings lavorarono duramente per diversi anni su due fronti: da una parte era di primaria importanza sviluppare e migliorare il compound, dall’altra parte dovevano in ogni modo persuadere sia le autorità statali che le associazioni arcieristiche ad ammettere l’uso dell’arco compound. L’arco venne legalmente riconosciuto nel febbraio 1970

Sviluppo e miglioramento

Dopo pochi mesi dal riconoscimento legale dell’arco otto costruttori ne iniziarono la produzione. Il progetto iniziale di Hallen venne migliorato dal compagno di lavoro sostituendo i regolatori meccanici con perni così da ottenere una notevole variazione d’angolo del cavo rendendo più efficiente l’arco. Arrowstar era il nome di questo nuovo modello.

Dagli anni settanta a oggi

A partire dagli anni settanta molti costruttori crearono archi con delle piccole varianti così da risolvere problematiche esistenti sul modello Arrowstar, soprattutto il problemao tra frecce e cavi. Tra i tanti ricordiamo l’Oneida Engle, un compound strano, definito, dell’azienda costruttrice come un compound ricurvo. Nel 1983 Jennings disegna il suo ultimo arco, il McPhearson Uniforce; questo è il primo mono camma, che finalmente risolve il problema della sincronizzazione delle camme.

Oggi esistono diversi archi compound

L’arco compound è costituito da una corda a legna e da un sistema di carrucole che permettono di accumulare una grande quantità di energia derivant dall’arciere e di ridurre dal 40% all’80% lo sforzo nel momento in cui l’arco è completamente teso.

Gli archi compound sono molto corti rispetto ai tradizionali e quindi trasportabili in ogni condizione. Questi archi sono normalmente usati con degli accessori che ne migliorano la precisione: uno sgancio meccanico, uno stabilizzatore, dei mirini professionali e un diottra.

Vantaggi dell’arco compound

L’arco compound rispetto a un arco ricurvo di uguale libraggio è più efficiente e immagazzina più energia. Inoltre la restituzione dell’energia alla freccia è graduale e crescente sino al raggiungimento dei valori di picco, questo permette l’utilizzo di frecce di spine inferiore, rispetto ad un arco ricurvo.

Ricordiamo altri vantaggi, direttamente legati alla restituzione di molta più energia rispetto agli archi tradizionali; abbiamo l’utilizzo di frecce più leggere e meno rigide, la cui traiettoria risulta essere più tesa.

L’impegno muscolare da parte dell’arciere è inferiore che con un arco tradizionale, lo sforzo di trazione risulta essere ridotto con percentuali variabili tra il 65% e il 85% rispetto al carico di picco.
Avendo la possibilità di variare il libbraggio è più semplice adattare la freccia all’arco, semplificando le ulteriori operazioni di taratura.

Su tutti i modelli, anche i più economici, il tiller è regolabile. Le dimensioni ridotte rendono l’arco compound più maneggevole soprattutto a caccia e nel bosco, caratteristica base sin dal suo primo prototipo.

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